La colonna sonora della mia vita

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Il giorno del mio compleanno mi permetto sempre di divagare un po’, scrivere di ciò che mi piace perchè la mia vita è fatta di passioni, oltre che di viaggi e bimbi. Oggi festeggio facendo quello che mi rende felice: sono in viaggio con il mio giovane esploratore, partiamo in auto e a farci compagnia del buon rock. Già da un po’ mi frullava questo post per la testa, quale giorno migliore per raccontarvi la musica che mi ha fatto compagnia in questi 37 anni, la colonna sonora della mia vita.

Sono cresciuta a pane e parrocchia, con mia mamma che nei viaggi in auto cantava “Quel mazzolin di fiori”, “Bella ciao” e la sera quando mi metteva a dormire “Al cader della giornata”. La mia prima educazione musicale è quindi passata attraverso tutta la musica italiana che imparavi in oratorio quando il figo della situazione estraeva la chitarra e cominciava a strimpellare.

colonna-sonora-della-vitaMe li ricordo ancora i libretti dei campi scuola (perchè una vacanza in montagna con la parrocchia si dovesse chiamare campo scuola non mi è chiaro ancora oggi, visto che le cose che più mi sono rimaste appiccicate addosso di quelle vacanze sono le fughe notturne per trovarsi con i maschi, e quindi il risvolto prettamente educativo si era ampiamente andato a far benedire), con i testi delle canzoni con gli accordi scritti sopra, e noi a cantare Bennato, De Gregori, l’immancabile Baglioni, gli 883 (omiodio). Sempre meglio delle musicassette della Pausini o di Masini che chissà perchè avevano iniziato a spopolare in quella fase di passaggio tra le elementari e le medie post Cristina d’Avena.

Su Cristina d’Avena devo aprire una doverosa parentesi (mi perdonerete, visto che è il mio compleanno se mi permetto di divagare un po’): il giorno del mio compleanno quando ero bambina mio zio chiamava sempre Radio Sound, la radio locale di Piacenza, e nel momento delle dediche mi faceva gli auguri e loro mettevano su una canzone dei cartoni animati cantata da Cristina d’Avena. Io mi sentivo come una principessa perchè alla radio mi facevano gli auguri (sì proprio a me) e mettevano su una mia canzone. E poi si ricominciava con liscio, mazurka e storie di cronaca locale.

colonna-sonora-della-vitaDicevo che sono cresciuta tra le sale dell’oratorio, il gruppo dell’ACR (Azione Cattolica Ragazzi –  un nome un programma), i campi estivi a Veano prima e a Resy poi. Negli anni Novanta a Piacenza venivi inquadrato per la scuola che frequentavi e per la tua parrocchia: c’erano le parrocchie con i fighi (tipo San Giuseppe Operaio e Sant’Antonio) e le parrocchie da comuni mortali (tipo San Giovanni). Io per sicurezza, e perchè già all’epoca ero d’indole vagabonda, ne ho frequentata più d’una. A un certo punto, dopo la cresima credo, il catechismo smetteva di esistere e iniziava il gruppo. Ci si incontrava una volta a settimana e si parlava di varie cose, sempre con uno sfondo pseudoeducativo clericale; e poi ci si trovava a giocare in oratorio, un porto di mare dove noi delle medie guardavamo ammirati quelli delle superiori e aspiravamo a diventare come loro. Le estati gocciolavano via lente sulle note del Festivalbar e le superiori sono arrivate prima del previsto.

In quegli anni pre adoloscenziali il mio panorama musicale si è ampliato anche grazie alle mitiche compilation fatte con le musicassette. Non era ancora giunta l’ora dei cd e quindi si copiavano le canzoni con i mangianastri doppi per poi ascoltare il tutto sul walkman. Fare o ricevere una cassetta era un gran regalo e c’era tutto uno studio nel decidere l’ordine delle canzoni. Agli inizi delle superiori grazie alle compilation ho iniziato ad ascoltare i Nirvana, i Green Day e grazie a un amico che viaggiava parecchio col padre, persino i Morcheeba e Travis (e questo ricordo che mi aveva fatto prendere un sacco di punti in un’altra compagnia).

colonna-sonora-della-vitaCon il gruppo della parrocchia sono andata al mio primo concerto – Jovanotti – e praticamente vent’anni dopo i suoi concerti sono ancora una meraviglia, parola di una che l’anno scorso l’ha visto al forum e ha ballato per quasi tre ore.

La mia educazione sentimentale è inesorabilmente passata attraverso il romanzo che ha segnato la nostra epoca: “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Per capirla davvero la musica che ascoltava Alex ci ho messo un po’: non era ancora arrivato il mio tempo per i Clash, i Sex Pistols e i Ramones. Per il punk, e soprattutto per il rock, ci sarebbe stato spazio molti anni dopo.

In un lampo è arrivata la terza superiore e con lei una delle scelte più strampalate e migliori della mia vita: ho iniziato gli scout. Per intenderci nessuno inizia gli scout in terza superiore: quella è di solito l’età in cui la gente smette di fare gli scout. La verità è che io mi ero presa una cotta assurda per uno che faceva gli scout, e speravo che avrebbe funzionato ma le cose erano destinate ad andare diversamente. Gli scout mi hanno regalato uno sguardo diverso sul mondo, amici che a distanza di anni sono ancora lì, e un notevole miglioramento nella mia cultura musicale. Quelli furono gli anni dei Modena City Ramblers, di De Andrè, di Somewhere over the Rainbow, ma anche dei Discoinferno e dei primi Negrita, di Carmen Consoli e di Ligabue, di Nothing else matters e Bryan Adams.

colonna-sonora-della-vitaFurono gli anni del Fillmore, un locale dove suonavano sempre dal vivo e venivano anche cantanti e gruppi famosi; delle notti in tenda e le domenica mattina in calzoni corti per fare attività, che dal di fuori semplicemente non riesci a capire cosa mai ci troveranno per stare lì insieme a giocarecantareballare, e quando nei fai parte invece vedi davvero Bagheera la pantera nera e tutte le avventure del Libro della Giungla dietro l’angolo della chiesa.

E poi è arrivata veloce l’estate della maturità, il mio primo viaggio on the road e gli anni dell’università a Torino. Sono arrivati gli Mp3 e la musica digitale e una serie di cd da portare con me per il mio anno in Germania. Ricordo ancora l’emozione della mia prima camera da sola con un impianto stereo tutto mio e la musica che usciva continuamente, un sottofondo sempre presente come nelle serate alcoliche pre partenza. Avevo iniziato ad ascoltare Yann Tiersen (quello della colonna sonora de “Il fantastico mondo di Amelie”), i Placebo, i Kings of Convenience (che sono riuscita a vedere dal vivo a Milano), ma anche Marco Paolini e i Mercanti di Liquori.

In quell’anno le contaminazioni sono state infinite, come infinite le persone che ho conosciuto e le storie che ho incrociato: Lipsia, Dresda e Berlino erano un fermento di musica dal vivo e locali dove andare a ballare elettronica, ska, musica balcanica, reggae. C’era lo Sputnik a Neustadt dove passavano sempre l’Ombelico del mondo; AM to PM a Berlino dove ballavi tutta la notte; c’era il Flower Power per fare un tuffo negli psichedelici anni 70 e c’erano notti che facevano l’occhiolino al primo sole mentre camminavi nel parco per tornare a casa.

DSC_0072Sono tornata a casa ascoltando ska polacco, gruppi pop tedeschi, Damien Rice (quello della collona sonora di quel gran film che è “Closer”), i Gogol Bordello, Roy Paci, i Franz Ferdinand in un melting pot pazzesco che solo un anno all’estero ti può regalare.

Tornare ad una vita “normale” non è stato affatto facile, anche se devo ammettere che trovare lavoro in una casa d’aste tutto si può definire tranne essere esattamente un lavoro normale. Hai i suoi aspetti di quotidianità, ma di sicuro “si balla”.

colonna-sonora-della-vitaQualche tempo dopo – a dirla tutta sembra una vita dopo, ma erano passati poco più di due anni dal mio rientro dalla Germania – il rock ha fatto irruzione nella mia vita e ha ribaltato tutto. Darle una nuova direzione non è stato banale, ma la musica e i concerti mi hanno aiutato a trovare una nuova strada. Dalla mia autoradio ancora oggi esce praticamente solo Virgin Radio e il mantra con le mie amiche, quando non conosco le canzoni pop durante i nostri weekend in montagna e loro mi prendono in giro, è “questa non passa su Virgin”.

Sono stati anni di concerti: Patti Smith, Alanis Morrisette, Bruce Springsteen, Ben Harper, i Pearl Jam, i Negrita, Ligabue, gli Skunk Anansie, Bryan Adams, Carmen Consoli, Goran Bregovic, i Kings of Convenience, gli Stereophonics… perche la musica è bella, ma dal vivo è tutta un’altra emozione.

colonna-sonora-della-vitaNon so ancora su quale musica ballerò in questo 2019 che è appena iniziato, ma so che sarò in buona compagnia. E che la strada davanti è ancora tutta da scrivere.

 

 

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21 Comments

  1. Carissima! Che bel post! Sai che mi hai messo voglia di fare una lista per il mio compleanno!!! Meno male che leggo Ligabue tra le righe, il mio idolo da sempre. E leggo anche del tuo rapporto con la Germania….abbiamo diverse cose in comune e ne sono felice!!! Ancora buon compleanno!!

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  2. Ciao Laura, quanto mi sono rivista nelle tue parole! Anche la mia cultura musicale è iniziata tra parrocchia e campi scuola, attraverso musica italiana e musica di chiesa!! Ricordò ancora una delle canzoni che cantavamo sempre “all’ombra dell’ultimo sole, si era assopito un pescatore, aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso …”.
    Non so se sarei in grado di ripercorrere gli anni musicali della mia vita, così bene come hai fatto tu. ma anche lungo la mia strada ci sono state svolte e scoperte, abbandoni e riprese. Ho iniziato a spaziare tanto e mi piacciono tanti stili diversi, che si addicono ai vari stati d’animo!
    Il rock l’ho scoperto tardi ma poi è stato un amore che penso durerà tutta la vita. Poi ho scoperto la musica jazz, elettronica e lo confesso ho avuto un momento country!! 🙂 Tanti auguri e Buon Compleanno!!

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  3. Che bello, Patti Smith e i Gogol Bordello li ho visti anch’io dal vivo, sono fantastici tutti e due. Ti “invidio” invece il concerto di Springsteen, spero prima o poi di beccarlo in giro per il mondo anch’io 🙂 che bello questo post musicale, una volta ascoltavo molta più musica, adesso invece per mancanza di tempo e pigrizia scopro molti meno artisti. Devo rimediare!

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    1. Sono molto contenta che questo post ti sia piaciuto! Anch’io purtroppo ascolto meno musica di una volta, ma c’e’ sempre tempo per rimediare. I concerti del Boss sono fantastici, spero che faccia tappa a Budapest o che tu riesca a vederlo in giro per il mondo.

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  4. Nella mia infanzia non c’è l’ACR ma il catechismo ovviamente sì 😅Mia madre provò a convincermi ad unirmi al gruppo di scout & co ma non ne volli sapere 😂Fatta questa premessa mi ritrovo in tutte le tue parole, la sperimentazione musicale è anch’essa un viaggio, no?

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    1. Diciamo che chi ha frequentato un po’ la parrocchia da bambino, ricorda ancora certe canzoni con il sottofondo della chitarra :-00 La musica e’ sempre un’ottima compagna di viaggio e ci permette di scoprire culture diverse.

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  5. Ah i campeggi con la parrocchia… mi sento (quasi) vecchia! :O
    Bellissimo racconto, il tuo! C’è tutta la passione per la musica, i concerti e le arene piene di gente che hanno voglia di ballare. C’è tutto l’affetto per gli anni passati con la musica nelle orecchie e nel cuore… quasi quasi mi sembrava di ascoltarla con te! 🙂

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  6. Leggendo la tua storia musicale (compreso il libro Jack Frusciante) mi ci sono ritrovata anche se io avevo… 10 anni più di te!
    E comunque io un disco di Cristina d’Avena (quello dei duetti) l’ho comprato quest’anno. 😉

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