Crescere un bambino con il motore di una Ferrari

Raising your spirited child

Mi chiedo da giorni se sia giusto scrivere questo post e pubblicarlo, da quando ho iniziato a leggere “Raising your Spirited Child” di Mary Sheedy Kurcinka e nella mia testa è balenata l’immagine del mio piccolo esploratore vestito da pilota di Formula 1.

A volte fatichiamo a scrivere e a volte le parole corrono sulla tastiera, perchè parliamo di un tema che ci sta a cuore e ci tocca da vicino. E in fondo da quando si diventa mamme, che cosa ci tocca più da vicino di nostro figlio? Eccomi quindi a parlare di me e di lui, del fatto che essere genitore non sia spesso tutto rose e fiori, essere una mamma oggi che lavora, ma anche una donna con le sue passioni poi sia un gran casino. Soprattuto quando dopo 9 mesi di relativa tranquillità, tuo figlio arriva esplosivo come mai ti saresti aspettato.

Raising your spirited child
Piccoli piloti crescono

Che i bambini e i neonati non sono tutti uguali, credo sia evidente come la scoperta dell’acqua fredda, d’altronde sono delle persone in miniatura con una loro precisa personalità. Ci sono neonati  e bambini paciosi e tranquilli, ci sono quelli più vivaci e poi ci sono quelli “di più”. Vi faccio un esempio: se dico Panda, Mito e Ferrari vi vengono in mente tre auto ben diverse giusto? È la stessa cosa con i bambini. Il motore che hanno se lo portano dietro dalla nascita, è un tratto del loro DNA, quindi avere a che fare con un bambino Panda sarà facile come guidare un’utilitaria mentre se avete un bambino Mito occorre prenderci un pò su la mano. E se invece vi hanno dato in mano le chiavi di una Ferrari che romba e fa stridere i freni a tutte le rotatorie?

Qualcuno penserà “bè dai figo la macchina sportiva…” Il punto è che il pilota – cioè il vostro frugoletto –  non la sa mica guidare quando viene al mondo una Ferrari. E neanche voi neomamme (neanche i neopapà tranquille). Però per sopravvivere e non andare al manicomio, bisogna mettersi di santa pazienza e trovare un modo per imparare a guidarlo quel bolide. Anzi a dirla tutta l’obiettivo negli anni è di passare a fare il navigatore prima e scendere a guardarla dagli spalti poi, facendo la ola quando il nostro pilota sfreccerà sicuro al volante. Qui nasce spontanea la domanda “Come fare a capire che motore ha mio figlio?”: se siete genitori lo sapete benissimo. L’avete capito chi piano piano, chi più rapidamente a seconda di quanto filo da torcere vi ha dato. E non sto parlando della fase oppositiva normale in tutti i bambini tra i 2 e i 3 anni: se vostro figlio rientra nella categoria delle auto da corsa, lo avrete iniziato ad intuire molto presto. Ho sempre desiderato un figlio maschio, ma quando è arrivato si è fatto sentire eccome. Il mio pilota ad esempio è venuto al mondo urlando come un matto: lui non si limitava a piangere, attaccava degli ululati da stagione degli amori; non dormiva per più di un’ora consecutiva a meno che io non lo caricassi nell’ovetto e facessi delle mezze maratone. Ma quando sono ancora minuscoli ogni scusa è buona (ha le coliche, ha fame, ha sonno, sente che sei nervosa – e vorrei vedere dopo mesi a non dormire – e tutte le teorie che potrete trovare su internet); i mesi e gli anni iniziano a passare, spesso fare la maggior parte di cose del tutto normali diventa maledettamente complicato e innesca operazioni di negoziazione che manco alla CIA per il rapimento di un operativo in Afganistan.

Raising your spirited child, explora
Da pilota a capitano di una nave il passo e’ breve.

Ricorderò sempre tre episodi in cui mi sono sentita fuori posto come se mi avessero trovata con le mani nel vasetto della nutella nel cuore della notte:

  • al corso di acquaticità tutti gli altri neonati facevano la prova di iniziazione al nuoto subacqueo – chi come se fosse nato pesciolino, chi con qualche perplessità – noi al settimo tentativo e conseguente disperazione totale abbiamo rinunciato sotto lo sguardo semi inquisitore della maestra;
  • abbiamo fatto un cambio di asilo in corso d’anno perchè eravamo stati inseriti nella graduatoria di una struttura nuova; la settimana di inserimento è stata un girone infernale. Pianti, urla, strilli che manco se fossimo stati ad una rappresentazione dei flagellanti durante la Settimana Santa. È stata davvero dura, ma devo ammettere ad un anno di distanza che la scelta di questo nuovo asilo è stata vincente perchè ora il pilota è davvero contento di andarci. Anche di venire a casa per la cronaca.
  • l’ultimo episodio in cui ho sudato freddo (e non solo) è stata la vacanza a Roma da soli a trovare degli amici, una di quelle esperienze che avrebbero provato anche le Tate da trasmissione TV. In particolare ricordo la discesa del Frecciarossa trascinato a metà tra un sacco di patate ed un koala sotto lo sguardo tra l’allibito ed il riprovevole di alcune maestre delle elementari. Mi sono chiesta ottocento volte “Chi me l’ha fatto fare?” e nonostante tutto al mio rientro stavo già cercando di capire come organizzarmi meglio la volta successiva.
Raising your spirited child
L’inizio del nostro epico viaggio a Roma

Di domande in questi tre anni e mezzo sul mio essere genitore me ne sono fatta tante, la maggior parte è rimasta aperta come un punto interrogativo fino ad alcune settimane fa in cui girando in rete ho iniziato a leggere di “comportamento oppositivo”, finchè non ho trovato questo articolo meraviglioso sul blog Genitori crescono in cui si parlava di bambini amplificati. Mentre lo leggevo mi sono commossa peggio che se stessi pelando un sacco di cipolle, perchè finalmente mi sono sentita meno sola ed ho capito che al mondo esistono tanti bambini più sensibili, più energetici, più tenaci, più intensi. Basta imparare a guardarli ed amarli da una prospettiva diversa, senza volerli incasellare nei comportamenti ritenuti standard per una determinata fascia d’età. Ho deciso di seguire il consiglio di queste mamme blogger ed ho ordinato “Raising your Spirited Child”, un libro dedicato all’educazione dei bambini che hanno il motore di una Ferrari, ricco di esempi pratici e analisi non solo del temperamento dei bambini ma anche di quello di noi genitori. Intendiamoci, non ho risolto dalla sera alla mattina tutte le mie difficoltà, il pilota continua a guidare una Ferrari mica una Panda, ma giorno per giorno stiamo provando a fare un pò di scuola guida insieme. D’altronde neanche noi siamo nati con la patente?!!

Raising your spirited child
Esplorare il mondo e trascorrere molto tempo all’aria aperta sono attivita’ che ben si adattano anche ai bambini pilota.

Se avete il dubbio che il vostro pargolo sia un pilota da corsa o lavorate in ambito educativo, vi consiglio caldamente questo libro: io lo sto trovando illuminante, molto concreto e basato su anni e anni di esperienza sul campo. Se invece avete voglia di farvi quattro risate sul come si viaggia in compagnia di un futuro Alesi, qui trovate le nostre DisAvventure formato famiglia.

Scrivere per me ha sempre avuto una funzione terapeutica, e anche stavolta mi sento più leggera dopo aver raccontato le nostre peripezie in pista: perchè per ogni bimbo pilota, ci sono dei genitori “di più” che gli insegneranno a guidare, ed al momento giusto si faranno da parte per lasciargli vivere la sua vita a tutto gas.

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20 Comments

  1. Ti capisco perfettamente anche mio figlio viaggia su una Ferrari e per me è difficile stargli dietro… Ma dove le trovano tutte queste energie???

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    1. Grazie Robi, l’appoggio e incoraggiamento di altre mamme e’ sempre un grande aiuto. Il libro e’ molto bello, ci sto mettendo un po’ a leggerlo perche’ e’ ricco si spunti di riflessione e consigli pratici tutti da testare, ma per me e’ un ottimo acquisto.

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  2. Beh, grazie del suggerimento. Io penso di rientrare nella tua categoria, se ne sono accorte anche le educatrici che, rispetto ai loro coetanei, i miei bambini hanno qualcosa in più, che sono un pochino diversi e devono essere trattati con altre strategie.
    Se la cosa da un lato può fare piacere, d’altro canto ci sono tante situazioni in cui ti senti annientata, inadeguata e ti colpevolizzi continuamente, chiedendoti dove hai sbagliato.
    Ecco, forse questo libro mi aiuterà a capire di più.
    Grazie ancora

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  3. A prescindere del carattere è anche una questione di età. Crescendo i bambini imparano ad regolarsi. Se tuo figlio è una ferrari penso che il mio sia una mito. Non sono mancati gli episodi difficili come la volta in pizzeria verso i 2 anni quando ho passato il tempo ad inseguirlo perché non voleva sedersi a tavola e non sono proprio riuscita a mangiare perché non se ne parlava di stare con il pappa. Oppure la volta quando ha tirato il freno di emergenza sul treno.
    Ora ha 5 anni e mezzo. E’ sempre un bambino vivace però è molto più facile da gestire. Possiamo andare al ristorante e prendere l’aereo senza stress.

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  4. Laura che bel post! Si é vero a volte noi mamme di bambini Ferrari, ne ho due, ma solo uno é nato col motore della rossa, ci sentiamo un pó sovraccaricate. Io dico sempre che la genitorialitá é sopravvalutata da chi non ha figli, ma davvero eh!!! Comunque tieni duro che al compiere i 4 anni trovano un pó la loro dimensione e si calmano un pochino!!

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  5. Mi hai fatto sorridere ed emozionare. Lo desideriamo così tanto ma non potremo mai sapere come verranno al mondo! Ogni bimbo ha il proprio carattere, ogni bimbo ha il suo modo di parlare per farsi capire sta solo a noi genitori trovare la strada migliore! Ma non e’ di certo facile ! Ti capisco

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  6. Mentre lo sento scalciare come un matto nella mia pancia mi chiedo che genere di bambino sarà e se da un lato vorrei che fosse brillante e sicuro di sé già da piccolo ho comunque paura di non saper guidare una Ferrari nel giusto modo! Bel post, illuminante per tutti i genitori o futuri tali

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