Viaggiare negli anni ’90: un viaggio indietro nel tempo

#viaggi90 Versailles

Nelle ultime settimane vi ho raccontato del mio ultimo viaggio a Malta e della mia esperienza di Servizio Volontario Europeo in Germania a metà degli anni 2000. Oggi giriamo ancora indietro la lancetta dell’orologio e torniamo nei mitici anni ’90: per fare questo viaggio ho sfogliato parecchi album di foto, perchè nella mia famiglia c’è sempre stata la passione di immortalare le nostre vacanze, le gite a Gardaland o in montagna e i momenti di festa con una sfilza di fotografie. E ho sorriso quando mia mamma ha detto “In questi due cassetti stracolmi di fotografie c’è tutta la nostra vita!”.

Gli anni ’90 hanno segnato il mio passaggio dall’infanzia all’adolescenza, perchè con il nuovo millennio è stata sancita la mia maggiore età. Classe ’82, quelli del Mondiale. Quelli dei viaggi in macchina, con la Ritmo con il portapacchi perchè le valigie non ci stavano tutte; con le soste all’autogrill solo per fare la pipì, perchè il pranzo era rigorosamente al sacco nel frigo portatile rosso (e quindi i panini erano super farciti con almeno un cm di salume di spessore); con l’atlante stradale per ricordarsi il percorso in autostrada, anche se era sempre lo stesso ogni anno. Già perchè noi le vacanze in famiglia le facevamo sempre nello stesso posto, un albergo in Valle Aurina, con un gruppo di famiglie di Codogno, i primi 15 giorni di agosto. Adesso 15 giorni nello stesso posto non li passerei mai.

#viaggi90 i diari
Un diario è un luogo per raccogliere pensieri, fotografie, biglietti, cimeli…

Ma di questo hanno già scritto Daniela di TheDazbox, che ha lanciato questa iniziativa amarcord sui viaggi negli anni ’90, e molte altre blogger del gruppo Travel Blogger Italiane con l’hastga #viaggi90. Quindi non mi dilungherò su questo aspetto, ma vi racconterò degli altri viaggi che ho fatto in quegli anni, e che mi hanno reso la persona che sono oggi.

Era l’estate del 1991, a fine giugno, ed io ero su un treno notte direzione Parigi con i miei zii. Devo aver passato tutto l’anno ad insistere con i miei genitori ed i miei zii per andare a Parigi a trovare dei nostri parenti che abitavano là. Alla fine mi avevano detto di sì ed eravamo partiti. Quello è stato per me Il Viaggio di formazione, quello che ha dato il la al mio spirito vagabondo, ed è uno dei ricordi più belli che serbo di mio zio. I nostri parenti abitavano a Montreuil, e noi da buoni italiani rientravamo sempre per pranzo; questo siginificava vedere una sola cosa per volta: al mattino la Tour Eiffel, al pomeriggio Montmartre. Al mattino il Louvre (e io bambina che ho fatto scattare un allarme perchè volevo vedere da vicino un quadro), al pomeriggio Notre Dame. E così via, tranne quando siamo andati a Versailles per una gita di un giorno intero. Avevo preso in prestito una guida su Parigi e la sera sceglievo cosa andare a vedere il giorno dopo. Ricordo ancora l’emozione del viaggio in cuccetta, mentre vedevo scorrere la campagna svizzera dal finestrino, o quando abituata ad una città di provincia mi sono trovata nell’immensità della capitale.

#viaggi90 Tour Eiffel
Parigi conserva il suo fascino immutato nel tempo. Le fotografie raccolte negli album sono un bellissimo ricordo dei viaggi di quegli anni.

Da quel viaggio è nata la mia passione per le lingue, e la scelta qualche anno dopo di frequentare il liceo linguistico. Una scuola tosta, che mi ha regalato delle vere e proprie esperienze di vita attraverso ben due scambi culturali in seconda e quarta superiore. Nel 1998 ho preso il mio primo aereo direzione Inghilterra per trascorrere una settimana presso una famiglia a Guildford: quello è stato un tuffo nella cultura inglese, andando a scuola con i miei coetanei, guardando “Titanic” al cinema, sperimentando la vita in famiglia e trascorrendo gli ultimi tre giorni a Londra. Di quel viaggio ricordo l’infinito stupore e il the con il latte, la finestra così tipicamente inglese dove ti puoi sedere e il cielo che continuava a mutare colore e forma. Ero in piena sindrome da “L’erba del vicino è sempre più verde”: per me adolescente tutto era nuovo e fichissimo, e a quell’epoca l’Inghilterra era di gran moda. Oltre alle fotografie, un’altro oggetto che mi ha fatto compagnia in tutti gli anni ’90, in particolare in questo viaggio in Inghilterra, è stato il diario. Mi è sempre piaciuto scrivere e in quelle pagine raccoglievo la mia vita di tutti i giorni e i miei ricordi di viaggio: biglietti del treno, dediche, ingressi ai musei, cartine, cimeli di ogni sorta e tipo.

Il fil rouge di tutti gli altri viaggi che ho fatto negli anni ’90 si chiama autobus. Che si trattasse di una gita scolastica, dell’escursione organizzata dal CAI rigorosamente in Liguria o delle vacanze con la parrocchia, sempre in autobus ci si muoveva. All’epoca i bus erano ben più spartani, ma tanto il divertimento lo creavamo noi, correndo per accaparrarci i posti in ultima fila, a cantare con la chitarra gli 883, Baglioni, Ligabue, Bennato leggendo il testo nei libretti dei campi estivi.

#viaggi90 Veano
Scorcio del cortile di Veano che affaccia sulle colline piacentine. Le vacanze con la parrocchia erano un must negli anni 90.

Se avete mai fatto una vacanza con la parrocchia o con gli scout, sapete di cosa parlo. Agli scout io sono arrivata tardi e in controtendenza, a 17 anni e ovviamente per ragioni di cuore. Ma in tutti gli anni precedenti le vacanze con la parrocchia e con l’ACR (Azione Cattolica dei Ragazzi) erano un must. Veano è stato un appuntamento fisso dalle elementari: un ex seminario sulle colline piacentine con un enorme parco che diventava teatro di incredibili nascondini e cacce al tesoro. Le serate nel cortile degli ippocastani e i laboratori sotto i portici o intorno al pozzo. Per quattro giorni circa un centinaio di bambini e ragazzi si ritrovavano per giocare e crescere insieme.

Ho dovuto aspettare l’estate del 1996 per poter invece andare a Resy, in Val d’Aosta. Qui i numeri erano diversi, perchè Resy è un rifugio a 2066 m e ci si arriva solo a piedi, quindi i gruppi erano di circa 30 persone. A Resy sei a stretto contatto con la montagna e con gli altri: si cammina, ci si confronta, si vivono le emozioni in maniera amplificata. E si corre quando si rientra dalla gita per riuscire a farsi la doccia calda. O si va in cucina ad asciugare I piatti perchè così si può vedere l’aiutante figo di turno da noi soprannominato Kurt (in omaggio a Kurt Cobain). Col calare dell’ossigeno e con l’allontanarsi dal mondo tutto assume una prospettiva differente. Io non volevo mai tornare in città e nel 1999 sono riuscita a convincere il gestore del rifugio a farmi lavorare in cucina per poter stare su qualche settimana in più. Inutile dire che quell’esperienza a contatto con persone molto più grandi di me mi ha spalancato un mondo. Qui ho conosciuto alcune delle mie più care amiche e con loro qui sono tornata la scorsa estate dopo tanti anni di lontananza.

#viaggi90 Resy
Negli anni 90 si scrivevano i diari con le dediche. Ecco qualche foto di Resy.

Per concludere questa carrellata di ricordi sui viaggi negli anni ’90 apro un’ultima parentesi sull’abbigliamento. Riguardando le foto non ho potuto fare a meni di notare i look davvero improbabili e le pose da adolescente Giovane Werther: per la montagna in particolare non esisteva ancora l’abbigliamento tecnico a buon mercato di Decathlon, e si sfoggiavano tutone, giacche a vento e pile oversize. Per non parlare del costume intero, delle camicie a scacchi puro stile grunge, dei jeans con la vita ascellare. Ho nostalgia degli anni ’90 e di quel modo avventuroso di viaggiare, di quel brivido sulla schiena perchè in fondo sai che ti stai solo affacciando alla vita nonostante le paturnie adoloscenziali. Dei primi amori e di tutte le prime volte in generale, anche quelle che ora da genitori temi un po’, ma che da ragazzo non vedevi l’ora di aver già fatto. Ma dei vestiti no, di quelli non ho proprio nostalgia!

#viaggi90 settimana bianca
Negli anni 90 non esisteva Decathlon e per andare a sciare si riesumavano tutone multicolor, passamontagna, occhiali a specchio.

E voi che ricordi avete dei vostri viaggi negli anni ’90? Racontatelo nei commenti o scrivendo un post con l’hashtag #viaggi90!

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15 Comments

  1. Mitica! T’ho letta tutta d’un fiato ☺️ Si vede che hai nostalgia e che hai riempito di senso tutto quello che hai fatto. Mi hai davvero permesso di viaggiare con te, di sognare Kurt, di ricordare le ingombranti tute da neve, di tornare indietro. Quanto sarebbe bello poterlo fare? Menomale che esistono iniziative così. Anzi: speriamo di inventarne di nuove!

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  2. Sai che pure io e le mie amiche da adolescenti avevamo un Kurt (Cobain) da stalkerare? Tizio biondino dallo stile grunge che chiamavamo Andy e che suonava Guantanamera in continuazione. La mia migliore amica dell’epoca gli moriva dietro, ma l’amore per la versione nostrana di Kurt e i Nirvana svanì al termine dell’estate quando il tipino osò limonare con una tizia super anonima invece che con la mia amica!!! #drammi90

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  3. Che divertente questo post!! Sei riuscita a trasmettere tutto il divertimento di quegli anni. Che bello che hai potuto trascorrere qualche settimana in più al rifugio😍… Quello è un lavoro che farei volentieri anch’io😄

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