Ritorni e RiPartenze

Leipzig Hauptbahnhof

Tornare a Lipsia dopo sette anni é stato come girare all’indietro le lancette di un orologio e salire su una macchina del tempo. Un viaggio nel passato, nel presente e con un occhio giá buttato sul futuro:sono stati quattro giorni intensi e lenti allo stesso tempo, al ritmo squinternato di giri in bici, the a tutte le ore del giorno e parole per ricucire i fili delle nostre vite a distanza. E fotografie, perché é piú semplice vedere il mondo attraverso la lente di una macchina fotografica.

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Ma andiamo con ordine. Tutto é nato dalla nostra vacanza in Slovenia troncata a metá: sentivo il bisogno di una sorta di risarcimento per quel viaggio interrotto, e scrivere un’email ad Aleks per sapere se ad agosto erano a Lipsia mi é sembrato il modo piú veloce per ottenerlo. Sono bastate poche email e un paio di giri sul sito della Lufthansa per stabilire una data ed avere subito dopo virtualmente in mano il biglietto dell’aereo. E ovviamente – per fortuna che ci sono – la disponibilitá dei nonni a curare il piccolo esploratore in quei giorni in cui la mamma si dava alla fuga.

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Sono partita con quell’emozione che pervade i grandi ritorni, perché tornare nel posto dove ho vissuto uno degli anni piú importanti della mia vita fa sempre accellerare un po’ il mio cuore. Voleva anche essere l’occasione per guardare da una prospettiva diversa il cammino fatto, da me e dai miei amici, e riorientare il timone per il tempo a venire.

A dirla tutta, io in quel lontano 2005-2006 a Lipsia non ci avevo proprio abitato: l’associazione dove ho fatto volontariato si trova in una cittadina a 20 minuti di treno chiamata Wurzen, che risulta attraente solo per gli ultrasessantenni e i bambini in etá scolare. Dall’adolescenza in poi per qualunque attivitá sociale ci si sposta a Lipsia. O a Dresda, dove io ho trascorso praticamente la quasi totalitá di tutti i finesettimana degli ultimi tre mesi che ho abitato in Germania. Ma quando si ritorna, lo si fa in primis per riabbracciare le persone con cui si é condiviso un pezzo di strada, ed a Dresda non é rimasto piú nessuno.

Ad accogliermi, quando sono arrivata, un cielo di un blu intenso ed il sole a riempire le strade. Mi sono aggirata per il centro e poi diretta verso il parco: é una bella camminata dalla stazione fino a Karl Heine Strasse a Plagwitz, ma avevo voglia di sentire la cittá sotto i piedi.

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Botteghe bio, caffé sul canale, ristorantini dai quattro angoli del globo, negozi dell’usato: Plagwitz é diventato un quartiere hipster in pieno fermento. D’altronde come non innamorarsene? Qui Andrea ha aperto un negozio di specialitá italiane e il venerdí bisogna prenotare per sedersi ad uno dei tavolini che invadono il marciapiede e non perdere il vero aperitivo con buffet e spritz. E qui da “Di Pasquale” ci troviamo con Janet, prima di dirigerci a casa di Aleks e Francesca. Poco alla volta arrivano tutti: Aleks, Francesca, Frank. La musica fa da sottofondo mentre noi cuciniamo e stappiamo birre e srotoliamo le nostre vite dall’ultima volta che ci siamo visti, per poi riavvolgerle, pronti a ripartire esattamente da quel punto dove ci eravamo interrotti. E in quella cucina é come se ci fossi sempre stata. …Continjua…

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