Amiche zaino in spalla

Sulla vetta del Palon di Resy

Uscire dall’ufficio di corsa, ché i saluti pre ferie con le colleghe erano giá stati adempiuti in pausa caffé. Guidare brillantemente fino a casa. Infilare maglietta pantalocini scarpe da ginnastica, e caricare lo zaino in spalla. Poi giú dalle scale, con il cicaleccio del telefono che sta a significare “Dai, muoviti, siamo qui che ti stiamo aspettando”. 

Eccole, le mie amiche di oltre mezza vita, ad attendermi per partire verso il nostro weekend in montagna. Le stesse amiche che mi aspettavano fuori dal liceo al mio orale di maturitá per la nostra prima vacanza insieme, Toscana on the road in macchina e campeggio selvaggio.

L’aria é frizzante ed elettrica allo stesso modo, anche se questo venerdí di inizio agosto é uno dei piú caldi della storia.

Partiamo ed abbiamo talmente tante cose da raccontarci – per aggiornare i nostri archivi digitali su fatti cose e persone – che lisciamo l’uscita dell’autostrada e ce ne accorgiamo solo quando arriviamo alla barriera di Torino. Ma anziché prenderla male, ci ridiamo su: in Val d’Ayas ci si arriva anche da di qua. Ed eccole le montagne nell’ora dorata del tramonto. Usciamo dall’autostrada ed iniziamo a salire lungo la statale, su fino in fondo alla valle. Mentre i paesi scorrono lungo la strada, la valle si stringe e si allarga ed il panorama muta lasciando spazio al ghiacciaio del Monte Rosa.

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Parcheggiamo a St Jacques, infiliamo gli scarponi, carichiamo gli zaini in spalla e cominciamo a salire lungo il sentiero, cercando un ritmo per il respiro, le gambe ed il cuore. Il bosco si apre nella radura vicino alle tre baite mentre si continua a salire: il sentiero non molla un attimo e gli anni senza camminare seriamente si fanno sentire maledettamente in quei 45 minuti che servono per percorrere i 400 metri di dislivello tra St Jacques e Resy.

Ad un certo punto si intravede la teleferica, le bandiere nepalesi nell’aria fresca della sera ed i rifugi. Ad un passo dal cielo, a 2066 metri, ecco Resy.

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Ricordo ancora la prima volta che sono arrivata quassú. Era il 1996, avevo appena fatto l’esame di terza media, mia nonna ci aveva salutato. Mi sembrava di sentirla piú vicina, lassú. In questi ventuno anni tante cose sono cambiate, ma l’emozione, quella rimane la stessa. Ed essere lí a condividerla con le mie amiche la rende ancora piú speciale.

Un weekend in un rifugio in montagna non é cosa per tutti: sembra un po’ di stare in un ostello, con il bagno in corridoio, i letti a castello, la sala per i pasti in comune, e gente da tanti Paesi tutti con lo zaino in spalla. Un fil rouge a unire tutto questo: la passione per le montagne.

Quelle montagne che il giorno dopo ci regalano delle viste mozzafiato, mentre ci inerpichiamo sul sentiero che porta al Palon di Resy. Un’escursione che taglia le gambe, con il sentiero che punta semplicemente verso la sommitá della montagna, senza requie; ma che regala una vista a perdita d’occhio dal Gran Paradiso al Cervino, in questo sabato senza nemmeno una nuvola.

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Il cielo é talmente blu da sembrare dipinto e quando arriviamo in vetta mi si riempie semplicemente il cuore per tanta meraviglia. La montagna é anche fatta di incontri, strani e surreali talvolta. Di fronte al ghiacciaio del Rosa ci troviamo a parlare con un medico genovese appassionato di India, che ci trasporta con i suoi racconti dal suo orto – dove coltiva tutto ció che occorre per cucinare dei fantastici gnocchi al pesto – ai vicoli di Calcutta. Decidiamo di proseguire il nostro giro scendendo ai laghi di Resy, degli specchi d’acqua che si formano con lo scioglimento delle nevi invernali. Quel panino mangiato su un sasso di fronte a tanta bellezza é piú buono di qualunque altra prelibatezza.

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Essere amiche significa anche tornare sui propri passi e rifare un pezzo di sentiero in salita perché la sottoscritta non si fidava a buttarsi lungo la pietraia senza segnavia o indicazioni di sorta. Significa scegliere insieme quale strada fare, e cambiarla a volte, perché la montagna é una grande metafora della vita e non sai mai quello che ti aspetta. Significa felicitá e sorrisi che esondano dalle foto, per il semplice fatto di essere lí in quell momento insieme. Significa anche partire la domenica subito dopo pranzo perché una di noi la sera stessa deve arrivare su altre montagne dai propri bimbi. Essere amiche significa sapere che, qualunque cosa succeda, ci sará qualcuno con uno zaino pronto ad aspettarti e dirti “Andiamo!”.

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